Pages

martedì 11 marzo 2008

Riflessioni all'imbrunire....1988!!


Nel 1988, nel bel mezzo della più grande rivoluzione giornalistica provinciale, mi ritrovai a lavorare come corrispondente dall'estero (così il direttore amava chiamare chi non era del suo quartiere) per il trimestrale "Sesso Metalmeccanico", che fu fondato dalla unione di due riviste, "Sex Metal" e "So' Meccanico", che erano allora dirette, rispettivamente, da Kevin "bocca cucita, che me possano porta' via la macchina e tutti i miei averi se lo vado a racconta' a qualcuno" Arcangelus e da Giggi "Jeeg bocca d'amianto" Emaina, che era anche un camionista discutibile. Il primo con il ricavato della vendita dei diritti del giornale, diede le dimissioni da direttore ed aprì il famoso Bar Arcangelus, rinomato luogo di svago, frequentato dalla gang. L'altro, licenziato in tronco con un abile mossa rivoluzionaria dei suoi addetti stampa, si ritrovò col culo per terra e quindi frequentatore assiduo del suddetto bar. Per sdebitarsi di cotanta infamia, il nuovo direttore propose, al vecchio ed arzillo Giggi, di essere comunque il presidente onorario della rivista, nonchè membro (non tanto lungo, poco duro...anzi direi manco barzotto...e comunque sbrodoloso, per via di una fastidiosissima forma di insufficenza renale!!) del nuovo partito fondato dalla stessa rivista e che raccoglieva tutta la generazione più "in" della sinistra estrema: "Il Pavtito Opevaio". Fù proprio per conto del suddetto giornale che dovetti trasferirmi a Londra. Mi era stato chiesto di scrivere un pezzo che avrebbe dovuto avere uno straordinario successo poichè sia di interesse culturale che storico-politico. "Il divieto dei bidet nei bagni inglesi". Il dramma di una mancanza misteriosamente sbandierata da quel singolare popolo. Non partii da solo. Si offrì come volontario Giggi. Il mio giornale sapeva che avrebbe dovuto far fronte anche a questo imprevisto. La ragione che spinse Giggi a seguirmi, in quel viaggio oltremanica, nasceva da un folle capriccio della sua "donna". Quella serpe voleva infatti che Giggi gli regalasse il famossimo profumo francese (ma di dubbie origini) "Eau de emainà", temuto aroma underground, molte vicino ad un odore fognario, che nel giro di poche ore era diventato introvabile nonché vietatissimo. Lei era venuta a sapere, grazie a delle voci emainanti di corridoio (le quali sono irresistibili da ascoltare, per via dell'incomprensibile fetore), che una boccetta economica da 6 litri, versione "Dangerous-Biohazard & unlimited", era ancora in vendita in una bettola del mercato di Camden town. Viaggiare con Giggi era insopportabile. Solo e grazie a quell'occasione capii perchè in emainese il nome Giggi voleva dire "emorroidi acute ed emainanti". "Dove siamo?" -mi chiese dopo poco più di un quarto d'ora dal decollo del nostro boeing 747. "Mah....saremo sopra Ginevra!"- gli faccio io, con quell'aria sicura e distaccata da logorato passeggero di aerei. "Ginevra!!!???" - replico lui, con una luce negli occhi che mi inquietò un pò. Lo vidi alzarsi con una foga simile ad un rinoceronte e dirigersi, con pochi bramosi passi, verso la cabina di comando. Si girò, solo un attimo, per urlare "Ho...ho un amico a Ginevra che gestisce un'autogrill....fa uno stufato d'asino da panico!!". Nella furia di alzarsi si strappò anche, all'altezza della coscia, i suoi preziosissimi pantaloni "Lebole", a zampa di elefante, color lilla. Sparì così dietro l'invalicabile accesso della sala comandi. Si sentirono subito, con il caratteristico suono, un crepitio di scapaccioni, divulgati a gruppi di tre o quattro al secondo, al malcapitato Steward. Tornato in silenzio al suo posto, notai subito che l'aereo iniziò una poco morbida manovra di atterraggio. Giggi aveva la situazione in pugno. Lo aveva sempre detto d'altronde. "Se impari a guidare un camion, puoi guidare di tutto". Lo stava dimostrando. Alle 12 ed un manciata di minuti eravamo davanti ad uno stracotto d'asino come promesso. Dicono che bisogna fidarsi di quelle trattorie, che si incrociano lungo la strada, dove il parcheggio vanti numerosi autoarticolati in sosta. Per non parlare di quegli autogrill che sfoggiano un Boeing 747. Finalmente, alle 17e20 di quell'uggioso giorno di marasma aereo, atterrammo a Londra. Il fiero Giggi, da buon camionista, insistette per guidare il velivolo fino a destinazione, dicendo di seguire delle scorciatoie che conosceva solo lui, dove era raro incappare in scomode pattuglie di polizia. L'incredulo Steward, non proferì parola. Volammo anche su Tel Aviv. Giunti a destinazione le nostre strade si separarono, lui in cerca del profumo per la sua emainante donna, io lì a Londra per capire cosa ci fosse di male nei bidet. Prima di salutarci, Giggi mi confidò alcune parole che mi avrebbero aiutato nei dialoghi con la gente inglese, diffidente nei confronti dei turisti. Era puro dialetto emainense. Tornai a casa alla fine dell'anno, dopo un esilio in una cella isolata di non sò quale paese anglosassone, giusto in tempo per festeggiare il mitico 1988 che se ne andava via per sempre. Judas

3 commenti:

Tyler Durden ha detto...

Devi assulamente dirmi quale acido hai preso per inventarti questo trip!!!!
...cosi me lo sparo anche io..

a stasera UUUUUUUUAAAAAAAAAAAAAAAAA!!!!

Anonimo ha detto...

ih ih ih

Lou Brown ha detto...

Anche a me Gigi aveva parlato in passato di quello stufato d'asino da leccarsi i baffi, la barba, le basette, i peli pubici ed anche i tarzanelli al culo. Non avevo compreso però lo cucinassero in un autogrill svizzero...