
Diciamocelo pure, di serate così ce ne capitano davvero di rado. Probabilmente (anzi, sicuramente) per stessa causa nostra. Noi, talvolta così poltroni, così scontati ed abitudinari. Noi che, del resto, siamo poco soliti consumare un piacere prettamente borghese, fatto di locali trendy, di vesti griffate e cubetti di ghiaccio affogati in dei cocktails eccessivamente arditi. Noi che raggiungiamo l'estasi, solamente annusando l'aroma di una pietanza ludica, irrimediabilmente adolescenziale. Noi a cui è sufficiente la compagnia di un amico ed un bicchierino di Sambuca per stare bene. Noi che alla musica house preferiamo le compiltation soul messe da Judas nella sua tana di Piani San Filippo. Noi che cantiamo i Pearl Jam, Battisti, gli Afterhours. Noi che l'ultimo dj di cui abbiamo nota è Gigi D'Agostino, che sveniamo di goduria ascoltando un album dei Tool o degli A Perfect Circle. Noi che, in fondo, non chiediamo di meglio, se non al massimo una vincita al Superenalotto, che ci consenta di realizzare quel coast to coast che tanto abbiamo immaginato, sotto le coperte, leggendo Jack Kerouac ed altri autori della Beat generation; un viaggio che ci faccia vivere, per una volta almeno nella nostra vita, quello che molti descrivono come il grande sogno americano. Certo è che, bisogna ammetterlo, quando però ci mettiamo in testa di voler dare una sterzata alla routine, quando indossiamo il giaccone e saliamo in auto, indirizzando le nostre teste di cazzo verso la Rieti “mondana” (consentitemi le virgolette), allora non c'è ne proprio per nessuno. Si scende in pista, ragazzi! E quando noi della Gang Apart apriamo le danze, la folla ci lascia spazio, defilandosi ai lati. Le luci della ribalta divengono le nostre. E non c'è ritmo che tenga. Che si tratti di banale musica commerciale, di hip-hop, o di latino-americano (come nel caso di ieri sera), il popolo della notte si inchina al nostro predominio. Chiunque ama il divertimento, ma pochi, al pari nostro, si sanno realmente divertire.

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