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giovedì 13 marzo 2008

The return of Demolition man

31 dicembre 2007: un allegro ragazzo di venticinque anni, appassionato lettore di testi di psicologia generale e cognitiva, rinvenne nella Biblioteca Paroniana di Rieti dell'interessante materiale facente riferimento al contagio psichico umano, una sorta di contaminazione cerebrale che consentirebbe ad un soggetto di rivivere, per filo e per segno, le stesse esperienze percettive di un suo simile. Il ragazzo in questione altri non è, sarò sincero, che il qui presente Lou Brown. Ebbene, nel leggere quelle pagine, provai una smisurata curiosità, ve lo confesso. Tramite quelle teorie, avrei infatti voluto conoscere la maniera per studiare al meglio il folle comportamento del mio amico, socio della Gang Apart e compagno di mille (dis)avventure sin dai tempi delle scuole medie inferiori, Andrew Winchester, noto, tempi addietro, coll'eloquente nomignolo di “Demolition man”. M'intrigava oltremodo conoscere le leggi che regolavano l'insolita e brutale vena distruttiva che lo distingueva. Ma ancor più, cari miei, mi premeva sapere in qual modo avrei potuto mettere in pratica quelle dottrine accademiche, così da sentirmi, in tutto e per tutto, lui, quel tracotante devastatore che fu in grado di mettere a ferro e fuoco la città intera, prima che suo padre predisponesse una castrazione della sua natura più violenta. Volevo semplicemente ripercorrere le sue orme, osando ciò che a lui era stato invece impedito di fare. Questo, il mio più ingenuo desiderio. In quella sera del 31 dicembre, tornato a casa per prepararmi in vista dell'ormai prossimo capodanno, ripensai nel frattempo a quel che avevo letto e riletto fino a qualche minuto prima. Continuai a far lo stesso mentre mi lavavo, nel cambiarmi e dopo essere sceso in strada per raggiungere l'abitazione di Tyler per ora di cena. Giunto a casa del mio amico, in attesa che arrivassero anche Chopper, Stretto e Stamb, mi accordai con questi perché cucinassi io, per tutti, della pasta all'amatriciana. Fu in un attimo, però, che, nel mentre svolgevo le mie mansioni culinarie, sentii d'improvviso le note di “Piece of my heart” risonare nell'aria. La voce di Janis Joplin fu talmente coinvolgente da distrarre la mia attenzione lontano dai fornelli, trasportando il mio corpo interdetto dinanzi agli astanti che, basiti, rimasero ad osservare il mio spontaneo e suadente spogliarello. Non ero in me, ne ero certo; e ciò mi turbò non poco. Ma la cosa che più mi fece rabbrividire, pescando in quel bizzarro specchio di ricordi, fu una stridula vocina che, tutto ad un tratto, intonò al mio orecchio: “Distruggi!” Io, senza minimamente oppormi, acconsentii ai suoi comandi.



Ero esterrefatto, davvero. Non riuscivo proprio a comprendere l'origine di quella voce. Non riuscivo proprio a comprendere il perché dei miei gesti, come mai fossero stati influenzati dalla perentorietà di quell'ordine. Tyler, bestemmiando in trentasette lingue (tra cui il ciuvascia, il maori ed il kirundi), mi tranquillizzò dicendo che il danno provocato non era stato di grossa entità. Fu allora quasi una sfida per me fracassare qualcosa di più prezioso. La mia missione fu portata a termine con successo.

6 commenti:

Anonimo ha detto...

mi fai più paura di chopper

Judas ha detto...

Perchè i filmati io li vedo a velocità quintuplicata? solo io!!!!!??????che sfiga......comunque onore al ritorno del mitico Demolition man!!!

Anonimo ha detto...

anche io li vedo a mille all'ora..penso che sia fattu a posta..

Enzo ha detto...

..te li do' io i filmati a velocità giusta..controlla la mail e correggili;)

Lou Brown ha detto...

I filmati originali si vedono normalmente; una volta pubblicati raddoppiano (o triplicano, o quadruplicano, o quintuplicano, o... e basta!) la velocità. Chopper, prova un po' tu a modificarli con l'account dell'amministrazione.

Lou Brown ha detto...

Problema risolto! A tal proposito, ringrazio l'amico Chopper, rinomato hacker informatico, per la preziosa consulenza fornitami.