
Non siamo stati soltanto in sei a far parte del brillante cast che ha dato i natali, durante la prima settimana di agosto, a questa recita che ci ha visti impegnati sul suggestivo palco del Cilento. D'altronde, in ogni sceneggiato che si rispetti, dietro ad un gruppo più o meno nutrito di protagonisti, c'è sempre una vasta folla di personaggi secondari e comparse minori capaci di arricchire la trama, in taluni casi addirittura di stravolgerla. Per quel che ci riguarda, menzionarli (ma soprattutto ricordarli) tutti è comprensibilmente difficile, quasi impossibile. Con attenzione, però, cercherò di far mente locale su ogni volto, su ogni gesto, su ogni frase, parola o verso da me percepito in quei momenti, così da concludere questo quadro approssimativo (spero, tuttavia, apprezzabile) nella maniera più consona alle vostre aspettative. Cominciamo dall'inizio, più precisamente dai venditori di cd pirata, piantati dinanzi al casello di entrata a Napoli, pronti a contrattare con tutti, o quasi, gli automobilisti in fila: il più emblematico dei benvenuti tra i confini partenopei. Arrivati nella residenza di Santa Maria di Castellabate, abbiamo fatto conoscenza dei nostri vicini: Totore, fratello dello zio delle fiamminghe, uomo di poche parole, ma di grandissima sostanza (subito dopo il ritorno a casa della moglie, si è immediatamente lavato, improfumato ed imbellettato, ed è partito alla carica della signora che villeggiava poche decine di metri più in là; della serie "quando il gatto non c'è, i topi ballano"); la foltissima comitiva di Napoli (saranno stati una diecina, maschi e femmine assieme, a condividere una mini-villetta di 60 mq; uno di questi ha vanamente tentato l'approccio con Debolezza, subito ridimensionato da Sonno, nel suo unico sussulto della vacanza, prima del letargo definitivo: "Lei è mia sorella!"); u

ltimo curioso abitante della zona, Deco il geco, presente ogni sera sui muri casalinghi. Figuranti d'eccezione anche sulla spiaggia, piena zeppa di venditori ambulanti, italiani e non (numerosi quanto i granelli di sabbia che compongono l'intero litorale), di coppiette eccessivamente mielose, di individui magri come manici di scopa o grassi come palloni aerostatici, di caduche tardone convinte di somigliare a delle dive del jet-set e di famiglie munite di tutto e di più (tavoli, sedie, coperte, cibo, ciarabattole e cianfrusaglie varie), come dovessero prender parte ad un pranzo di matrimonio. E non sono mancate le sorprese anche nel serale. La vida loca cilentana, oltre alle comiche vicende dello sconclusionato cameriere de "Le gatte" (di cui avete sentito parlare nel primo resoconto), ci ha regalato anche le espressioni stremate di un ragazzo, che nel sonno trovava una via di fuga dalla ragazza che gli sedeva accanto, probabilmente la sua partner, intenta, invece, a tessere infiniti sproloqui, che non sembravano prevedere alcuna sosta od indugio. Ed ancora l'assalto minaccioso al "Blue moon", discoteca di Ogliastro, di una signora di cinquanta e più primavere, che con una spranga alla mano intimidiva uno dei buttafuori, ordinandogli di spegnere la musica e di chiudere il locale. O anche del gruppo di ragazzine (la più piccola avrà avuto sì e no dieci anni), che affollavano la coda dinanzi a "Le dune", discoteca di Palinuro, vestite di abiti succinti e truccate all'inverosimile, peggio delle bagasce che popolano il porto di Genova. E per concludere, un appunto sui folcloristici inservienti pubblici, le cui indicazioni concesseci rasentavano talvolta il surreale. È il caso del vigile urbano, inconsapevole del fatto che Santa Maria di Castellabate fosse priva di una guardia medica; o di un'operatrice ecologica, che, indirizzandoci verso Ogliastro, ci ha assicurato che non distasse più di "quadriglia" chilometri: soltanto, dopo una lucida interpretazione, abbiamo tradotto correttamente quel termine in "quattro". Da quel giorno l'ermeneutica può annoverare a sé un nuovo importante risultato. Festeggiando con tutto voi il raggiungimento di questo prezioso traguardo, concludo qui il racconto delle mie recenti vacanze, ringraziando, come d

overoso, tutti e cinque i miei compagni di avventura, specialmente le quattro donne, che (chi più, chi meno), almeno a me, hanno concesso una marcia in più durante l'intero viaggio. Non sarà stato lo stesso per Sonno, il quale, forse, era talmente sopito da non capire neppure dove e con chi fosse. E visto che non sono bastati (e non bastano) i baci della Fiamminga junior per risvegliarlo, inneggiamo dunque all'unisono alla presenza di due principi azzurri (uno per lei, uno per lui). Chi vuole, si faccia avanti.
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