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lunedì 11 agosto 2008

Road to Cilento - La partenza

Descrivere in poche righe una vacanza di otto giorni risulta indubbiamente difficile. Concreto, infatti, è il rischio di non menzionare nella narrazione personaggi emblematici incontrati durante l'intero tragitto, di non citare inoltre alcuni aneddoti spiritosi o comunque rilevanti, che hanno reso semplicemente speciali queste ferie estive appena trascorse. L'appuntamento, alla vigilia, era per le due dinanzi alla Chiesa di San Paolo, area di raccordo tra le cinque frazioni di Fiamignano, rinominate curiosamente "Stati Uniti" (Arapetrianni, Collaralli, Peschieta, Radicaro e San Pietro). Nei fatti, però, i sei villeggianti, di cui presto avrete qualche breve ragguaglio, disancorarono le due vetture (la mia Focus e la Lancia Y delle sorelle fiamminghe) dal territorio cicolano soltanto un'ora più tardi. La colpa, a discapito di quanto abbiate già immaginato, non fu attribuibile al qui presente, stranamente giunto puntuale sul luogo previsto per l'appuntamento, bensì alla coppia di fratelli, Sonno e Debolezza, che con una flemma irritante tardavano a completare i preparativi in vista dell'ormai imminente partenza. Trasferiti i bagagli di Sonno (uno stock di cuscini) e di Debolezza (l'intero guardaroba posseduto nell'armadio) nelle due automobili, alle due sprovvedute amebe mancava quindi da sbrigare soltanto un'ultima pratica: programmare il navigatore satellitare, impostando i parametri necessari per raggiungere la località di Santa Maria di Castellabate (SA). Io, dal canto mio, reietto, come noto, a qual dir si voglia marchingegno elettronico, avevo precauzionalmente provveduto a stampare l'itinerario consigliato dal sito Internet della Michelin. Il tempo previsto per la percorrenza dell'intera tratta, normalmente gonfiato secondo i limiti di velocità imposti vanamente dal codice della strada, era di 4h 32m. Tuttavia, sebbene il traffico fosse praticamente inesistente, rovesciando ogni sorta di pronostico, arrivammo a destinazione dopo cinque ore. Motivo di tale ritardo, la guida non propriamente sportiva della fiamminga junior, per la prima volta nella sua vita pilota su un asfalto autostradale. La lenta andatura, ciò nonostante, ci diede modo di poter gustare a pieno le compilations rock masterizzate dal sottoscritto, in barba ai consigli di Debolezza, che ai ritmi incalzanti dei Rolling Stones o dei Led Zeppelin avrebbe invece preferito le banali note di Eros Ramazzotti o di Fabrizio Moro. Durante il viaggio, la mia compagna, la fiamminga senior, ebbe invece modo, soprattutto, di studiare, con scarsi profitti, il territorio circostante: nonostante si professasse un'impeccabile allieva in geografia, nei 326 km complessivi del percorso credette di avvistare il Vesuvio almeno 49 volte; bastava infatti che il suo sguardo incrociasse un dosso superiore al metro e mezzo per allertare il dubbio ci si stesse imbattendo nel famoso vulcano partenopeo. Usciti a Battipaglia, imboccando la via per Agropoli, una duplice fila di nordafricani in bicicletta ci accolse nel magico territorio cilentino, dove "i fichi d'India son rossi e deliziosi, da gustare, da spolpare"*. Alcuni minuti più tardi tagliammo il traguardo. Festeggiare con una bottiglia di spumante e qualche sorso di genziana (entrambe offerte per l'occasione da Don Victor Brown) venne piuttosto spontaneo. Una serata all'insegna del divertimento più scapestrato, pertanto, avrebbe avuto inizio, se solo Sonno non avesse sentito troppo sonno e Debolezza non fosse stata così debole. Io e la mia compagna, data l'obbligata solidarietà della fiamminga junior al suo boyfriend, saremmo rimasti da soli quella sera, se Fame, la sesta anima errante del viaggio, non avesse avuto abbastanza fame (di cazzo), da spingerla a farci compagnia durante il giro d'ispezione per la cittadina campana. Seduta con noi sul tavolo di un locale stilosissimo, "Le gatte", allestito in un rudere antico, proprio dinanzi al porticciolo, le sue mire predatorie parevano non mostrare segni di appagamento. Le sue attenzioni, però, si soffermarono in particolare su due frizzanti e baldi giovani dal fascino agghiacciante: un rachitico metallaro, con il volto ricoperto interamente da capelli, ed uno scaltro cameriere, probabilmente convinto di vendere souvenir a forma di gondola per i vicoli di Venezia. Qui di seguito, prima di lasciarvi in vista del secondo capitolo di questa entusiasmante storia, mi preme trascrivere, per filo e per segno, la conversazione che intrattenemmo col tizio, impegnato, a sua insaputa, a prendere la nostra ordinazione per la serata.

LOU: Ci porti tre bionde medie.
CAMERIERE: Mi sapresti dire meglio? Non sono molto pratico di cocktails.
LOU: Tre bionde: tre birre!
CAMERIERE: Ah, okay!
LOU: Alla spina, mi raccomando!
CAMERIERE: No, alla spina non ne abbiamo. Solo in bottiglia, mi spiace!
(Dopo una breve consultazione con le due ragazze:)
LOU: Va bene! Allora, due Corona ed una Heineken.
CAMERIERE: D'accordo.
(Dopo qualche secondo:)
CAMERIERE: Scusatemi! Mi avevate detto due Corona ed un Ace?
LOU: Una Heineken, non un Ace! Avevamo ordinato tre birre!
CAMERIERE: Ah, okay! Due Corona ed una Heineken.

* Borgo San Pietro, 11/08/2008: la skunk fiamminga senior docet.

2 commenti:

Brigante ha detto...

La prima parte del racconto già diverte..Due appunti: per La Fiamminga ho pensato a questo link "http://www.flickr.com/photos/maurizia84/2366903834/sizes/l/in/set-72157604770150084/" che potrà levare ogni dubbio sulla forma e l'ambiente circostante il Vesuvio (foto by my sister); secondo piccolissimo ma significante appunto per Brown: "LED ZEPPELIN" e non "Zeppeling", su questo errore verrai torturato a vita dalla sottoscritta :) ...Ciao e alla prossima parte del racconto!!

Lou Brown ha detto...

Ops! Chiedo umilmente perdono! In effetti, è un errore madornale, che non avrei dovuto commettere. Led Zeppelin, ovvio! Non Led Zeppeling. Una distrazione da gerundio inglese. ;-) Provvederò subito a correggere il refuso. Per quanto riguarda il discorso sul Vesuvio, spero che la foto scattata dalla "your sister" serva alla Fiamminga a togliere finalmente ogni dubbio sulla reale collocazione del vulcano partenopeo.