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lunedì 5 maggio 2008

True romance - Una vita al massimo

... vado al massimo!". Così canticchiava il vecchio Joe Treditutto in sella alla sua puledra smarmittata, di ritorno dalla Sabina dopo un'intensa serata brava. Scheggiava sulla Salaria dicembrina, col vento che faceva danzare nell'aria quei pochi bulbi piliferi radicati alla sua tonda e lucente calotta cranica. Nella mente dell'uomo continuava a risonare la sola eco di un'intonata voce amica: "Vado in Messico! Vado in Messico!" Tanto era ammaliante quel canto, che il vecchio Joe si convinse stupidamente che la strada verso la sua accogliente dimora fosse la Route 85, che dal Canada conduce ad El Paso, nel torrido stato del New Messico, dove avrebbe trovato ad attenderlo la sua giovane mogliettina, pronta ad ospitarlo tra le proprie cosce generose e roventi. In realtà, la sua momentanea posizione nella mappa geografica del benedetto globo terrestre altro non era che nell'anonimo e nebuloso San Giovanni Reatino, proprie alle porte della sonnecchiante città di Rieti, e non in uno di quei stati come l'Illinois o Dio solo sa quale altro. Aveva tuttavia proseguito spedito il percorso indicatogli dallo "Shining path" fino ad arrivare a destinazione, senza neppure un neurone che gli desse tuttavia una mano, anche solo consigliandolo o facendo semplicemente il tifo per lui. E così, scaltro come una faina e rapido come un leprotto di primo whisky, non si era accorto di esser giunto, chilometro su chilometro, oltre il limite etilico impostogli dalla legge. Quando la soave vocina si trasformò improvvisamente in un urlo accorato e la gianna si fece gelida e poderosa a tal punto da fargli cadere l'apparecchio acustico sotto il pedale dell'acceleratore, il vecchio Joe pensò che il Messico dovesse essere un posto più caldo rispetto a quanto percepito in quegli istanti. Tale dubbio scombussolò la vita di quei pigri neuroni che giacevano ubriachi sopra i suoi aridi tessuti cerebrali, che ripresisi in maniera assai sollecita dal trauma, lo aiutarono a comprendere che stavolta l'aveva presa davvero grossa. Immensa. Guardando attraverso il parabrezza, scovando un cartello che riportava la scritta "Pian de Rosce", la spada di Damocle piombò perpendicolare sul suo melone marcio. Messo a folle il motore della sua vettura, scese allora per verificare che i suoi occhi fossero abbastanza lucidi da vedere davanti a sé l'immagine di una sconfinata distesa di neve. Lentamente fece un passo, due, affondando le gambe sino all'altezza delle ginocchia. Scambiando quel manto candido per cocaina, prese quindi a correre a perdifiato, fino a lanciarsi ad un certo punto in un leggiadro tuffo carpiato, con l'unico intento di sniffare fino all'ultimo grammo della bianca. Il suo tonfo procurò una profonda voragine, ad oggi conosciuta con il nome de "Il ritorno del Cariddi". Nello stomaco dell'incontaminato prato antistante il solo bar presente in zona, rigorosamente chiuso di sabato sera, il vecchio Joe ebbe la fortuna di rinvenire il più prezioso fossile disperatamente ricercato dagli archeologi di tutto il mondo: la purpurea cagata di un mammut appartenente ad una delle famiglie di animali ritenuti sacri dall'antica dinastia della Skunk Apart. Il nauseabondo odore che ancora "emainava" il costoso cimelio lo fece completamente rinsavire. "Porco ***!", esclamò Joe. "Dovevo anda' a Piazza Tevere!" Scagliando le glaciali feci appena scoperte oltre le cime del monte Terminillo, più o meno fin quasi l'altipiano del Tibet, continuando a bestemmiare in tutti i dialetti della provincia di Rieti conosciuti, salì di nuovo in groppa alla borbottante equina d'oltralpe. Inforcò quindi al contrario la Terminillese, senza curarsi dell'autovelox posto all'altezza degli Stimmatini, né del piccolo Chucky che ogni notte soleva attraversare la strada sul proprio fiammante triciclo gridando a squarciagola "Foffa Rieti!" Giunto finalmente a casa, ad accogliere il vecchio Joe in camera da letto non vi era però la stessa donna posseduta durante il visionario cammino, bensì un perfetto esemplare di rugoso comò di carne umana in pieno stile "arte povera". L'entusiasmo scevrò in un solo battito di ciglia. Al vecchio Joe non rimaneva altro che infilare dunque la testa nel cesso continuando a vomitare per l'intera notte con addosso la flebile speranza di ritrovarsi all'alba con una tequila in una mano ed una cerveza nell'altra, sdraiato di schiena ad intonare con voce gaudia: "Vado a gonfie vele!"

1 commenti:

Tyler Durden ha detto...

Joe Tre di Tutto è la nostra musa ispiratrice,un modello a cui ispirarsi, un decalogo animato, mitico Joe!