Stefano Cucchi è stato arrestato dai Carabinieri il 15 ottobre scorso per detenzione di una quantità minima di droga. Trascorre la notte in caserma e l'indomani, con un processo per direttissima, il giudice dispone l'arresto in carcere in attesa dell'udienza successiva. Mentre sono ancora in attesa di vedere il figlio, una settimana fa i familiari ricevono dai carabinieri la notifica del decreto col quale il pm autorizzava l'autopsia sul corpo di Stefano. E' così che i genitori e la sorella vengono a conoscenza della morte di Stefano. Un'altra morte di carcere.
Qui di seguito, vi propongo uno dei tanti articoli pubblicati sui quotidiani di oggi. Questo, in particolare, è apparso su "La Repubblica":
ROMA - L'unica certezza è il corpo martoriato di un giovane di 31 anni. Si chiamava Stefano Cucchi e la sua morte misteriosa è diventata di dominio pubblico dopo la pubblicazione, ad opera della famiglia del ragazzo, delle foto del suo cadavere pieno di lividi. "Vogliamo capire che cosa è successo" chiede la madre. Capire come mai Cucchi sia morto in carcere dopo l'arresto dei carabinieri che lo hanno sorpreso con una ventina di grammi di droga. Dare una spiegazione a quelle fratture alla spina dorsale, al coccige, alla mandibola.
La Procura di Roma ha aperto un'inchiesta per ricostruire la vicenda ed eventualmente dare un nome e un volto a chi, a due settimane dal suo arresto (Cucchi è statio catturato la notte del 15 ottobre, è morto in prigione il 22), potrebbe aver massacrato il trentenne. E magari capirne il perché, ammesso che esista. "Fino all'ultima goccia di sangue, fino all'ultima goccia di vita io e mia moglie ci batteremo perchè si faccia chiarezza su mio figlio" giura Giovanni cucchi, padre di Stefano, in un'intervista sul blog di Beppe Grillo.
D'altronde, dopo la diffusione delle foto, la vicenda è esplosa in tuta la sua gravità. "Non ho strumenti per dire come sono andate le cose, ma sono certo del comportamento assolutamente corretto da parte dei carabinieri in questa occasione" dice il ministro della Difesa Ignazio La Russa.
Ma la voce di chi chiede verità e nessuna copertura, si fa sempre più forte. "Verità e legalità per tutti, ma proprio tutti: in fondo è semplice" si legge in un corsivo di ffwebmagazine, il periodico online della Fondazione Farefuturo presieduta da Gianfranco Fini.
"Uno stato democratico non può nascondersi dietro la reticenza degli apparati burocratici - continua il corsivo - Perché verità e legalità devono essere 'uguali per tutti', come la legge. Non è possibile che, in uno Stato di diritto, ci sia qualcuno per cui questa regola non valga: fosse anche un poliziotto, un carabiniere, un militare, un agente carcerario o chiunque voi vogliate. Non può esistere una 'terra di mezzo' in cui si consente quello che non è consentito, in cui si difende l'indifendibile, in cui la responsabilità individuale va a farsi friggere in nome di un 'codice' non scritto che sa tanto, troppo, di omertà tribale".
E mentre l'avvocato di Stefano parla di "omicidio preterintenzionale", la vicenda coinvolge anche la politica. Il Pdci e Rifondazione chiedono al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, di intervenire "perché un Paese civile non può permettersi l'ennesimo caso di 'sospensione' della democrazia". E oggi, alle 15, la federazione giovanile del Partito dei comunisti italiani, i giovani comunisti di Rifondazione comunista e l'Unione degli studenti, saranno davanti a palazzo Chigi per un sit-in: "L'opinione pubblica non può rimanere indifferente, serve il coraggio di affrontare la realtà, anche se scomoda".
Per Marina Sereni, vicepresidente dei deputati Pd non si può certo parlare di "caduta accidentale": "Le foto mostrate ieri dalla famiglia, che non ha potuto vederlo neanche in ospedale, ora sono sotto gli occhi di tutti. Tutti aspettano verità sulla morte di un ragazzo di 31 anni. Noi continueremo a chiederla". E anche per il portavoce del Pdl l'accertamento dei fatti "è interesse di tutti".
E chiarezza la chiede anche Leo Beneduci, segretario generale dell'Osapp, il secondo sindacato della polizia penitenziaria: "Stefano sarebbe arrivato a Regina Coeli direttamente dal tribunale già in quelle condizioni, e accompagnato da un certificato medico che ne autorizzava la detenzione, come di solito si fa in questi casi".
Durissima, infine, la posizione degli avvocati della Camera Penale di Roma: "Non puo' essere consentito, non può semplicemente accadere, che Stefano abbia potuto subire una fine così orrenda, mentre era sotto la tutela prima della polizia giudiziaria che lo ha tratto in arresto, poi del pm, del giudice, poi ancora della direzione di Regina Coeli e del suo personale penitenziario e dei medici ed, infine, dell'ospedale. Siamo indignati".
Ancora una volta, spazio alle vostre prese di posizione.
venerdì 30 ottobre 2009
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7 commenti:
di queste cose non riesco a parlare se non diventando una iena, da quando andavo al liceo sentivo parlare di carabinieri e poliziotti che ti picchiavano con i giornali bagnati e che ti prendevano a sberle per niente, ho visto segni sulla schiena, anche se bisogna dire che cercano in tutti i modi (vedi i giornali bagnati) di non lasciar traccia della loro violenza. Come dicevo ieri a Chopper (sentendo proprio questa notizia) il problema è uno e fondamentale: se le forze dell'ordine ti picchiano, e quindi sei in difficoltà e ti senti in pericolo, chi chiami? Le forze dell'ordine? Trovo questa situazione assurda, folle, impossibile, eppure accade, non è il primo caso di "morto di botte" da parte di polizia o carabinieri. Il potere e le armi sono due cose molto pericolose, devono essere in mano a chi non ha manie di grandezza, è difficile capire chi non compirà atti di tale brutalità, nonostante questo comunque non faccio di tutta l'erba un fascio, ci sono poliziotti e carabinieri buoni e bravi, che magari si mettono a battibeccare con i colleghi "cattivi" per evitare situazioni fuori controllo. Che dire, mi viene sempre un grande buco al cuore quando sento di queste cose, mi vengono in mente le giustificazioni del tipo "se è lanciato dalla finestra" si è "autolesionato dando capocciate contro gli alberi"...come nel caso del giovane Federico Aldrovandi, i genitori sono stati costretti a pubblicare le foto del corpo senza vita del figlio per dimostrare a tutti che non dicevano bugie accusando la polizia di averlo ucciso di botte (basta scrivere su google il suo nome e andare sulle immagini per vedere il suo corpo martoriato), il padre, vigile urbano, non si toglie dalla testa il pensiero che il figlio sia stato ucciso da un uomo in divisa come lui, e la giustizia ha permesso che i 4 (tre uomini e una donna se non sbaglio) si facciano solo 4 anni di carcere senza stracciargli il tesserino della polizia, ossia queste persone rientreranno e potranno un giorno picchiare di nuovo un ragazzo che non aveva dato fastidio a nessuno. Devono cambiare leggi in merito, chiunque con una divisa compie un atto di violenza gratuita verso una persona, comune cittadino, va radiata, non gli va permesso di avere un arma, va tenuto sotto controllo.
correzione: i poliziotti che hanno ucciso Federico sono ancora liberi!
Io non ho capito bene come si è svolta la vicenda..aspetto un po' voglio capire. Era in cella con qualcuno o era solo? E' stato a contatto solo coi Carramba o anche con altri detenuti?
Ci sarà un processo, spero che sia il più veloce possibile e che il colpevole paghi con il massimo della pena. E se dimostreranno che uno sbirro ha fatto tutto ciò, solo una parola (anzi quattro): ERGASTOLO e LAVORI FORZATI!! E visita psichiatrica per tutti!! Non è possibile che tra i tutori dell'ordine ci siano scoppiati e fomentati. Così proprio non va...
"Da grandi poteri derivano grandi responsabilità" - diceva Spiderman, senza sbagliare affatto.
correzione: i poliziotti che hanno ucciso Federico sono ancora liberi!
come dice chops nn bisogna affrettarsi a dare giodizi carlita cara può benissimo darsi che non siano stati loro ma un altro detenuto o mille altre cose.
si attende il processo e poi si commenta, secondo me è più giusto
Be', sì, è giusto non condannare una persona finché non si hanno delle prove schiaccianti contro di lei. Certo, bisogna anche ipotizzare che le eventuali prove di colpevolezza potrebbero essere camuffate. E' un'ipotesi maligna, ma possibile. E certo, da quanto ho potuto ascoltare o leggere oggi sui principali organi d'informazione, l'inchiesta sta già presentando molte ombre piuttosto bizzarre. I media riportano infatti che due delle principali fratture siano dovute al fatto che Stefano Cucchi sia incappato in una goffa caduta dalle scale. L'illazione sarebbe confermata dalla firma che lo stesso Cucchi avrebbe apportato a margine di una dichiarazione scritta al computer da (presumo) un appuntato. (Del resto, "lei è un appuntato? Appunti allora!") Nel frattempo, l'opinione pubblica fa sentire il proprio sostegno alla famiglia del ragazzo deceduto (vedete, non parlo di lui come un "assassinato"), rivendicando il valore della giustizia e della sicurezza in un Paese democratico come il nostro, attraverso una lettera spedita a niente popo' di meno che il Presidente della Repubblica. Qui di seguito, ve lo ripropongo. (Chi vuole può copiarla ed inviarla ulteriormente allo stesso. Giusto per ribadire alcuni tra i fondamentali CONCETTI CIVILI COMUNI.)
Illustrissimo Signor Presidente,
le fotografie diffuse ieri con estremo coraggio dalla famiglia di Stefano Cucchi impongono una reazione delle coscienze.
Come Lei con la Sua biografia ci ha più volte insegnato, impongono in primo luogo una reazione della coscienza del nostro Paese, Repubblica democratica e antifascista per la cui nascita migliaia di martiri hanno offerto il sacrificio delle loro vite e migliaia di eroi hanno conosciuto la reclusione e l’internamento nelle carceri del regime. Anche in virtù di quel sacrificio, oggi possiamo dire che il tasso di democrazia di un Paese civile si misura dalle condizioni delle sue carceri, dal rispetto che lo Stato assicura a ciascun detenuto.
Se leggessimo con questo metro di giudizio la vicenda di Stefano Cucchi, dovremmo ritenere l’Italia un Paese schiavo, servo della barbarie e dell’arbitrio. Le Istituzioni che Lei rappresenta devono reclamare, insieme alla famiglia e insieme ad ogni cittadino democratico, verità e giustizia.
Ci rivolgiamo a Lei, Signor Presidente, affinché sia fatta piena luce su questo episodio drammatico. Affinché noi giovani si possa cancellare questa assurda vergogna di sentirsi italiani.
Le porgiamo, ringraziandoLa, i nostri più sentiti saluti antifascisti
Ancora non riesco ad esprimere per le mnigliaia di notizie contraddittorie che vengono redatte ,ora mi vorrei mettere nei panni dei poliziotti , ma come cazzo si fa a picchiare un ragazzo così !!! se fosse vero andrebbero radiati messi in carcere e buttatat la chiave , però ora non vorrei che tutte queste notizie stiano scaturendo per qualche motivo ...considerando che poche ore fa ho sentito proprio la registrazione di un altro penitenziario dove un poliziotto rimproverava un altro per aver picchiato un detenuto mentre c'erano testimoni , poi la notizia della BR suicida , guarda caso è successo di nuovo un bordello , e non vorrei che si caschi di nuovo nella scia mediatica che adesso è tutto marcio , o si sposti sempre l'attenzione su altri fattori ....cmq quel ragazzo è stato massacrato , da chi non si sa spero che almeno questa volta si faccia giustizia
da chi non si sa
hai detto bene quindi basta sparare a zero sugli sbirri.quando è certo si commenta almeno secondo me!
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