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martedì 1 aprile 2008

Il non voto utile

Prendo spunto dal post di Andrew sulle prossime elezioni politiche del 13 e 14 aprile, per aprire un piccolo dibattito. Parto dal mio modestissimo punto di vista, che fondamentalmente non è soltanto il mio, ma quello di tutti coloro i quali non hanno fette di prosciutto davanti agli occhi: queste elezioni sono anticostituzionali; il loro risultato è pertanto nullo. È stupefacente che il Presidente della Repubblica non abbia prima dato corso al referendum chiesto dai cittadini, tramite una raccolta firme proposta da Segni, inerentemente alla modifica della legge elettorale. Del resto, Napolitano prende il suo sontuoso stipendio proprio per prendere delle decisioni sulla base di quello che è il pensiero comune del popolo, e non di certo per fare la statua al Pincio (di antichi monumenti in Italia già ce ne sono a iosa). La Costituzione italiana è semplice, scritta in un lessico chiaro e corretto. Si può discutere, ma la sua interpretazione è palese. Il primo articolo non dice forse che la sovranità appartiene al popolo? Mi sembra invece che i deputati e senatori sono eletti dai segretari di partito, che dopo le prossime elezioni il Parlamento sarà deciso per quasi l'80% da due persone: Berlusconi e Veltroni. È il loro Parlamento: il parlamento veltrusconiano, non di certo “italiano”. Un parlamento che non avrà alcuna dialettica costruttiva di fondo. Le differenze tra PD e PDL, d'altronde, non esistono (provate a mettere a confronto i due programmi elettorali). Le elezioni politiche del 13 e 14 aprile non esistono realmente. È tutta scenografia: cartapesta di manifesti e studi televisivi occupati da servi dello Stato. I nostri voti saranno quindi voti a perdere. Non votare alle politiche è l'unica risposta possibile a questo regime, un'oligarchia camuffata da false vesti democratiche. Le liste elettorali sono come un uovo di Pasqua trasparente: dentro non c’è alcuna sorpresa. Diventeranno nostri dipendenti a 25.000 euro al mese Fassino (per la quarta volta), sua moglie (per la quinta volta), D’Alema, gli avvocati e la segretaria di Berlusconi. La Camera ed il Senato sono già al completo da tempo: sold out, signori! Il Parlamento è la nuova casa chiusa degli italiani. Ecco perché ritengo, al pari di Beppe Grillo e di molti altre persone savie che la pensano come lui, che non esiste un voto utile, bensì un “non voto utile”. Dal vocabolario Garzanti: Voto [vó-to]: 1. espressione della volontà, quando si deve eleggere qualcuno o si deve decidere qualcosa collettivamente. Utile [ù-ti-le]: 1. che può essere usato, che può appagare un bisogno 2. che apporta un vantaggio, un profitto; che è di giovamento efficace. Il voto del 13 aprile non è contemplato dal vocabolario, non possiamo infatti eleggere qualcuno, ma solo fare una croce su un simbolo di un partito. Anche la decisione collettiva è esclusa dalle elezioni politiche. Non è infatti un referendum e neppure una proposta di legge popolare. Un tempo, prima delle elezioni, si discuteva di sviluppo, di innovazione, del futuro delle nuove generazioni. Di un mondo migliore: piano piano, elezione dopo elezione. Scavando sempre più verso il basso, siamo arrivati a toccare il fondo, senza accorgercene. Gli anni sono passati e l’Italia non c’è più. I dibattiti si sono trasformati nell’analisi delle disgrazie nazionali, in sterile demagogia da usare come specchietti per le allodole. E le allodole, mi spiace dirlo, siamo proprio noi, che non ci accorgiamo dell'impossibilità di avere un futuro. Lo dicono indirettamente anche i fratelli Coen nel loro ultimo film premiato con (mi pare) quattro premio Oscar: non è un Paese per giovani.

W IL BLOG

Vorrei ringraziare gli ideatori del blog , perchè cmq è una grande idea per discutere di argomenti anche seri ......Grazie membri turgidi e spropositatamente lunghi.......ora ritorniamo ad alleggerire i nostri discorsi e magari a confrontarci su altre cose ......voglio una grande sfida a freccette