La Croce che non s’impone
di Marco Politi
La croce non si impone. E’ il messaggio che viene da Strasburgo, dove la Corte europea dei diritti dell’uomo ha sancito che i crocifissi nelle aule scolastiche rappresentano una doppia violazione. Perché negano la libertà dei genitori di educare i figli secondo le proprie convinzioni religiose o filosofiche e al tempo stesso violano la libertà degli alunni. Il governo italiano, tanto attento alla fede cristiana nei suoi proclami quanto a-religioso nei comportamenti del suo leader, ha subito deciso di presentare ricorso. Agitazione al centro e a destra, dove il ministro Frattini paventa un “colpo mortale all'Europa”, mentre l'Udc Rocco Buttiglione parla di “sentenza aberrante da respingere”. Prudenza nel centrosinistra: il neo-segretario Pd Bersani si limita a definire la presenza del crocifisso nella aule una “tradizione inoffensiva”. Eppure la Corte europea dei diritti dell’uomo è solo responsabile di chiarezza. Non è la sua una scelta antireligiosa, come si affrettano a diffondere le prefiche che lamentano continuamente la perdita delle «radici cristiane d’Europa». Al contrario è il limpido riconoscimento che i simboli religiosi sono segni potenti, che incidono sulle coscienze.
Da tempo l’Italia pseudo-religiosa della cattiva coscienza, per sfuggire alla questione della laicità delle istituzioni, si è inventata la spiegazione che il crocifisso sia soltanto un simbolo della tradizione italiana, un’espressione del suo patrimonio storico e ideale, un incoraggiamento alla bontà e a valori di umanità condivisibili da credenti e non credenti. Non è così. O meglio, tutto questo insieme di richiami è certamente comprensibile ma non può cancellare il significato profondo e in ultima istanza esplicito di un crocifisso esposto in un ambiente scolastico o nell’aula di un tribunale. Il crocifisso sulla cattedra è il richiamo preciso ad una Verità superiore a qualsiasi insegnamento umano. Il crocifisso sovrastante le toghe dei magistrati è il monito a ispirarsi e non dimenticare mai la Giustizia superiore che promana da Dio. È accettabile tutto ciò da parte di chi non crede in “quel” simbolo? E’ lecito imporlo a quanti sono diversamente credenti sia che seguano un’altra religione sia che abbiano fatto un’opzione etica non legata alla trascendenza? La risposta non può che essere no.
Già negli anni Novanta nel paese natale di papa Ratzinger la Corte Costituzionale tedesca sancì con parole pregnanti che nessuno può essere costretto a studiare “sotto la croce”, perché la sua esposizione obbligata è lesiva della libertà di coscienza. Persino la cattolicissima Baviera – lo riferì a suo tempo anche l’Avvenire non disdegnando la soluzione – ha affrontato il problema. In quel Land tedesco il crocifisso è di norma esposto nelle aule scolastiche: se però degli studenti obiettano, le autorità scolastiche aprono un confronto che può condurre alla rimozione del simbolo.
Il messaggio di Strasburgo porta in Italia una ventata di chiarezza. Non nega affatto la vitalità di una tradizione culturale. Non “colpisce”, come lamenta l’Osservatore Romano, una grande tradizione. Strade, piazze, monumenti continueranno a testimoniare il vissuto secolare di un’esperienza religiosa. Edicole, crocifissi, statue di santi, chiese e oratori continueranno a parlare di una storia straordinaria. (Ma meglio sarebbe che gli alfieri della difesa delle «radici cristiane» si chiedessero perché tante chiese vuote, perché tanta ignoranza religiosa negli alunni che escono da più di dieci anni di insegnamento della religione a scuola, perché sono semivuoti i seminari e deserti i confessionali). Né viene toccato il diritto fondamentale dei credenti, come di ogni altro cittadino di diverso orientamento, di agire sulla scena pubblica. La Corte europea dei diritti dell’uomo afferma invece un principio basilare: nessuna istituzione può essere sotto il marchio di un unico segno religioso. Laicità significa apertura e neutralità, rifiuto del monopolio. Ci voleva la tenacia di una madre finlandese trasferita in Italia, Soile Lautsi, per intraprendere insieme al marito Massimo Albertini la lunga marcia dal consiglio di classe di una scuola di Abano al Tar, al Consiglio di Stato, alla Corte costituzionale, alla Corte di Strasburgo perché l’Italia fosse ammonita a rispettare questo elementare principio. Se si chiede alla coppia cosa le ha dato la tenacia di non arrendersi al conformismo delle autorità, la riposta è sobria: “L’amore per i figli, il desiderio di proteggerli. E loro, cresciuti nel frattempo, ci hanno detto di andare avanti”.
Sostiene la conferenza episcopale italiana che la sentenza di Strasburgo suscita “amarezza e perplessità”, perché risulterebbe ignorato il valore culturale del simbolo religioso e il fatto che il Concordato riformato del 1984 riconosce i principi del cattolicesimo come “parte del patrimonio storico del popolo italiano”. È questa parola “parte” che i vescovi dovrebbero non dimenticare. Il cattolicesimo non è più religione di Stato né esiste nella Costituzione repubblicana un attestato di religione speciale, rispetto alla quale altre fedi o orientamenti filosofici sono di seconda categoria.
da Il Fatto Quotidiano n°37 del 4 novembre 2009
Come è solito in Italia si ritorna improvvisamente su vecchi argomenti mai affrontati seriamente, non si sa bene il perchè (o forse sì?) il punto è che, almeno secondo me, è giusto togliere ogni simbolo religioso dalla scuola, è giusto levare l'ora di religione Cattolica visto che a scuola quando si studia Storia, Arte, ecc ci si fa una cultura abbastanza generale e buona sulla religione cristiana. Senza parlare poi del fatto che alcuni di noi vengono da famiglie cattoliche, frequentano la chiesa, hanno fatto catechismo, la comunione, i chirichetti, la cresima. Insomma vi chiedo, secondo voi (cristiani e non), è giusto levare il crocifisso dai luoghi pubblici? Se sì o se no perché?

6 commenti:
Siamo i paesani d'Europa e come al solito lo dimostriamo. Paesani non solo noi che veniamo (nel bene e nel male) da Rieti..includo in quest'insieme tanta tanta gente, nata e cresciuta anche nelle metropoli e che ricopre cariche iportanti.
Basta che uno dica "alla forca!" che tutti lo ripetono. "Dalli all'untore" e tutti a caccia del presunto infetto. Siamo stati anche abituati così eh, ma sarà anche ora di darsi una svegliata, no? Il discorso comprende tantissime sfaccettature e a volerne parlare in maniera approfondita penso che potremmo scriverci un libro. Riassumo quanto più brevemente possibile quello che voglio intendere.
Personalmente mi ritengo cristiano in quanto credo negli ideali di amore e fratellanza di Gesù Cristo. E credo perfino nella sua resurrezione.
Tocca vedere che si intenda per resurrezione però, e qua potrei anche rischiare la scomunica. Sinceramente non m'importerebbe essere scomunicato (sarebbero solo il delirio di qualche clericale) perché sono certo che da amore nasce amore. L'unica soluzione al fatto del crocefisso (e a tanto altro) è in una completa laicità dello stato. Per il bene di Cristiani, Musulmani e chi più ne ha più ne metta. Il tempo dei patti deve finire. Chi non lo vuole capire, inevitabilmente lo capirà a proprie spese. L'intolleranza genera intolleranza, malumore fino a sfociare in violenza. Come può dire di agire per amore, chi manca di tolleranza verso i non credenti o cmq verso chi non condivide la stessa visione (più o meno arcaica e oppressiva del mondo, special modo nei confronti di donne, bambini, “diversi” e in generale verso le componenti piú svantaggiate della società)? Incoerentissimooo! ..con la dichiarata volontà di certe religioni di mettere al centro dei loro interessi il progresso umano e l’amore incondizionato verso il prossimo. Oh..ma andatela a raccontare a qualcun altro! Io sono in pieno accordo con i principi di amore e fratellanza della religione cristiana (e due!), ma non credo (come sento spesso dire) che questo debba necessariamente includere l'accettazione della Chiesa. Per me la Chiesa sbaglia ed ha sbagliato; se dovesse cambiare sarò ben disposto a cancellarla dalla mia lista nera. E se pure qualcuno non fosse d'accordo problemi suoi, a me non importa un benemerito. Io credo in quello che voglio, punto. Credo in Gesù e nella Madonna, in Dio (e dos), eccetera eccetera eccetera. Credo che l'universo sia un'opera divina, ebbene si. Si, e non voglio assolutamente stare a sindacare sul bisogno e sulla volontà di credere di ognuno. Ciascuno la veda come preferisce..chi sono io per giudicare questo. E chi siete voi per giudicare me? Siete uomini come me, solo che avete studiato in seminario, non siete mica santi..perciò fatevi i cazzi vostri. Poi se qualcuno vuole dire che farsi le pippe fa male, che i gay sono malati e che non c'è famiglia al di fuori del matrimonio lo faccia pure: per me sono balle. Per me le uniche regole sono:
-siamo tutte creature di questo mondo;
-ama e fa quel che vuoi.
E mi basta per vivere serenamente.
Magari un giorno rinnegherò queste parole, sinceramente spero di no. La vita è sempre stata generosa con me e ci sono tante cose che non posso capire, ma spero sempre violenzadi farlo in autonomia, non perché qualcuno me lo ha detto. Magari sbaglierò, ma almeno avrò sbagliato con la mia testa.
Tutto questo per tornare al crocefisso e dire: sveglia! Non è un crocefisso che fa un cristiano. Vorrei sapere quanti di quelli che protestano ora, pregano o ringraziano il Dio immolatosi sulla croce per il "semplice" fatto di esistere e per aver dato l'insegnamento più grande di tutti: non ti arrendere, credi in te stesso, ama, perché limitarsi ad obbedire quando puoi pensare? c'è qualcosa di più bello? Il crocefisso è un simbolo, non è una tradizione. Quando lo vedo io penso a questo, che è l'esempio più bello che qualcuno abbia mai dato: morire per quello in cui si crede, e penso che nessuno si debba offendere nel vedere un esempio simile (rabbino, lillipuziano o venusiano che sia), semmai applaudire. Ma voglio anche che la gente lo capisca da sola, non per imposizione, perciò sono anche disposto a rinunciare a vederlo a scuola, al lavoro. Al massimo me lo metto a casa se proprio ne ho bisogno. Bla bla bla..basta dai..m'avete capito, ho sclerato X) Stasera più che Chopper Read mi sento Benicio del Toro in 21 grammi ^^..notte
"Il crocefisso è un simbolo, non è una tradizione" esattamente, proprio per questo non c'è nulla di male nel toglierlo dai luoghi pubblici. Non stiamo parlando del presepe, dell'albero di Natale o delle uova di Pasqua, queste sono cose che fanno parte della tradizione. Sono cose che nemmeno io toglierei mai, anche se non sono cristiana sono tradizioni a cui non rinuncerei mai. Ricordo che persino una mia compagna di scuola musulmana a Natale riceveva qualche regalo, e ne era entusiasta, se vivi in Italia è difficile isolarsi da questi "momenti" condivisi da tutti, fatti di regali sì, ma anche di cibi dedicati e riti mai mutati che sono parte integrante della cultura italiana.
Detto questo, non voglio che si levi il crocifisso perchè a me da fastidio o perchè nel guardarlo non provo niente o ancora perchè ce l'ho con i cristiani, credo che la scuola come altri luoghi pubblici non devono avere colore, non devono esserci differenze di trattamento, se vogliamo essere neutri o lo leviamo o li mettiamo tutti, la seconda però potrebbe essere un'arma a doppio taglio. Poniamo il caso in cui qualcuno per gioco stacchi la stella di Davide o la mezza luna dell'Islam o il crocefisso per dispetto, potrebbe scoppiare un casino! Quindi sono del parere che la scuola deve rimanere fuori da questi simbolismi che possono creare situazioni di disparità od ostilità.
Sono sicura che quando toglieremo il crocifisso mancherà poco al passo che ci farà togliere anche l'insegnamento della religione cristiana a scuola, considerando poi che non ha il valore di un voto reale ma solo un giudizio positivo o negativo, non è giusto che chi non frequenta l'ora di religione non ha quel giudizio in più che può salvargli la pelle negli scrutini. Questa situazione deve finire.
PS: carina l'immagine ;)
Bello Travaglio in apertura sul Fatto Quotidiano..
PARTE 1
PARTE 2
PARTE 3
Ma io non vedo come decisioni del genere possano magari riuscire ad integrare meglio persone con pensiero diverso , mi spiego a me se il crocefisso cista o non ci sta non mi fa ne caldo ne freddo , e sicuramente secondo me è sbagliata un imposizione , perchè non cambierebbe l'atteggiamento delle persone , si dovrebbe partire direttamente dall'insegnamento com professori che insegnino tutte le religioni e le diversità che ci sono , non capisco perchè commissioni o giudici europei una mattina si alzano e impongono decisioni secondo me inutili , voi pensate seriamente che i bimbi di religioni diverse si sentano più accettati senza il crocefisso , o deve esserci un approccio diverso da parte della maestra ,o degli altri alunni ?
o tutti o nessuno, è molto semplice x me
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